Cara e amata Sardegna

Da poco meno di due settimane mi trovo in Sardegna, sono passati tre anni dalla mia ultima visita, ma la situazione non è cambiata ed anzi, è sopraggiunto un peggioramento. Sono dovuto emigrare a causa dei problemi occupazionali che, da decenni, continuano a smembrare l’isola. In questi giorni ho avuto modo di visitare alcune zone a me più care: Villacidro, paese dove sono cresciuto e dove risiede gran parte della mia famiglia e la marina di Arbus. La settimana scorsa ho passato una fantastica giornata a Scivu, (Comune di Arbus, VS) un vero e proprio paradiso terrestre, zona riconosciuta come oasi protetta dal WWF.

La Sardegna si trova in una condizione gravissima di degrado e lento spopolamento causato dall’inevitabile chiusura di moltissime fabbriche e aziende private, situazione che ha portato alla conseguente crescita della disoccupazione. Un’ulteriore aggravio dell’economica sarda è causato dal crollo del turismo, dall’assenza di servizi e infrastrutture adeguati e dalla mancata fruizione dei finanziamenti pubblici. Se non si correrà immediatamente ai ripari, questa grave condizione, finirà per travolgere tutti senza ulteriore possibilità di salvezza.

Passeggiando sulla battigia ho avuto modo di riflettere su come la Sardegna potrebbe uscire dalla difficilissima condizione economica. Il territorio sardo è unico nel suo genere, il suo potenziale, fino ad oggi rimasto praticamente inespresso, potrebbe aiutare noi sardi ad uscire dall’incubo in cui ci troviamo da troppo tempo. Dieci anni fa dissi che il turismo, l’agricoltura, la zootecnica e l’artigianato erano e rimangono le uniche vere risorse in seno alla Sardegna, in grado di soddisfare tutti i nostri bisogni e consentirci di vivere dignitosamente.  Sono pienamente consapevole che la salvaguardia del territorio paesaggistico è fondamentale, ma non deve diventare un ostacolo insormontabile. Questi dieci anni di vita vissuta nelle montagne del Trentino Alto Adige (Valle di Fiemme e Valle di Fassa) sono stati per me importantissimi, mi hanno aiutato a capire che i servizi e le infrastrutture per lo sviluppo del turismo possono essere pienamente compatibili con l’ecosistema di un determinato territorio a patto che si rispettino alcune regole fondamentali. Il Trentino mi ha insegnato che il progetto può essere portato avanti anche all’interno di aree protette, utilizzando materiali che rispettino l’ambiente, in grado di non alterare il paesaggio naturalistico.

Da anni seguo con attenzione gli sviluppi del progetto indipendentista portato avanti da diversi, troppi,  movimenti, in queste ore sono giunto alla conclusione che a causa delle troppe divergenze interne non si riuscirà mai a proclamare la Repubblica di Sardegna. Le cause sono ben più ampie ma reputo il fenomeno della disgregazione politica sarda il problema principale.

In questo particolare contesto storico sarebbe opportuno lavorare per rendere l’isola veramente autonoma, attraverso la modifica, se occorre, dello Statuto Speciale, prendendo come modello il Trentino Alto Adige, che trattiene circa il 95% del PIL. Sarebbe sufficiente che la Sardegna recuperasse i crediti nei confronti dello Stato italiano e trattenesse tutto il suo prodotto interno lordo. Lo Statuto consente anche la nascita di zone franche nel territorio sardo e solo di recente si è affrontato il problema. Credo che rendere la Sardegna Zona Franca integrale non sarebbe sufficiente per risolvere i tanti, troppi problemi che affliggono i sardi, la mia proposta si basa su cinque punti fondamentali:

1) Recupero dei crediti nei confronti dello Stato italiano.

2) Federalismo fiscale al 97%.

3) Salvaguardia del territorio, della lingua, della cultura e delle tradizioni della Sardegna.

4) Rilancio del turismo, dell’agricoltura, della zootecnica e l’artigianato. Creazione di Zone Franche nei territori più disagiati per il tempo necessario al conseguimento di un determinato status sociale.

5) Mantenimento permanente delle Zone Franche nei porti marittimi e aeroporti dell’isola.

A breve i sardi saranno chiamati al voto per eleggere il nuovo Governo regionale, il mio consiglio è che i “movimenti politici sardi” (estromettendo i partiti italiani) convergano tutti per il conseguimento di questi pochi punti fondamentali, sufficienti per ridare la giusta spinta allo sviluppo economico della nostra terra. L’indipendentismo è un progetto che per il momento deve essere accantonato. Un vecchio proverbio sardo dice che “prima di costruire il recinto si devono avere le pecore”. Per troppo tempo i sardi non hanno fatto altro che costruire recinti pensando che le pecore sarebbero piovute dal cielo. E’ giunto il momento in cui ci deve vedere tutti uniti per il raggiungimento del benessere sociale che potrà realizzarsi solo se ognuno di noi ci metterà il giusto impegno e tanta passione. Continuare ad attendere aiuti esterni significherebbe vanificare ogni sforzo. Quando ogni cosa sarà tornata al suo posto la Sardegna convergerà automaticamente verso il progetto indipendentista, senza sforzo alcuno.

Franco Uda

Il blog di Franco Uda nasce dopo una breve ma ponderata riflessione. I motivi che mi hanno spinto a realizzare il blog sono molteplici, il più importante è senza dubbio la possibilità di pubblicare, volta per volta, le mie riflessioni e ciò che riterrò utile e doveroso, senza subire censure di nessun genere. L’augurio che faccio a me stesso è di un’ulteriore crescita culturale, attraverso lo scambio di idee e opinioni dei vari amici internauti con i quali avrò il piacere di interagire. Ulteriori informazioni sono disponibili all'interno del sito web, spazio dedicato all’autopromozione musicale, SoundCloud. Per saperne di più...

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