Gabbato dall’erario

Mario Bianchi è il classico italiano medio, anche lui vittima del modello economico italiano.  Alle spalle innumerevoli lavori precari mal retribuiti, che gli sono serviti per totalizzare la bellezza di cinque anni di contributi versati. Ecco il racconto della sua particolare esperienza.

Dopo aver assolto gli obblighi di leva, nel 1992 inizia a lavorare come dipendente per conto di una ditta che opera nel campo dell’elettronica, ma l’avventura dura poco più di un anno. In precedenza tanti lavori in nero, sotto pagati e senza badare alle ore di lavoro.  Nel settembre 2006, all’età di 35 anni, per sopperire ai gravi problemi occupazionali che stanno mettendo in ginocchio la sua terra d’origine, decide di fare le valige e partire in cerca di fortuna. Destinazione nord Italia, luogo in cui è ancora possibile trovare lavoro. In breve tempo gli viene offerto un contratto di 6 mesi come manutentore (scadrà a maggio 2007), retribuzione base di 1200 euro netti mensili, ma con l’affitto e le varie bollette da pagare non è di certo un buon inizio, ma una discreta alternativa alla disoccupazione e alla morte per noia. A maggio scade il suo contratto di lavoro e si ritrova nuovamente “per strada”, per fortuna può  presentare domanda per ricevere la disoccupazione ordinaria, che gli permetterebbe di non soccombere nell’attesa di trovare un nuovo impiego, detto fatto. Ottobre 2007, una ditta di impianti elettrici gli propone un contratto di tre mesi e lui, senza esitare, accetta. retribuzione 1100 euro netti mensili, all inclusive, cioè, in caso di straordinari la paga base viene ridotta in modo tale da percepire sempre e solamente 1100 euro al mese. Il 2007 si chiude in maniera appena sufficiente ma il bello deve ancora arrivare. Mario Bianchi ignora totalmente la regola che impone ai cittadini la compilazione della dichiarazione dei redditi, se si ha la sfortuna di cambiare datore di lavoro e magari percepire la disoccupazione nell’arco dello stesso anno. Mario Bianchi non è un ignorante, come può saperlo se nell’arco della sua vita ha dovuto, quasi sempre, arrancare? Non ha mai ricevuto il plico di benvenuto, riservato ai nuovi operai, dove spiegano come ci si deve comportare con l’erario, in ogni situazione anomala, ma anche normale.

Nel gennaio del 2008 la ditta per cui lavora decide di trasformare il rapporto a termine in contratto indeterminato, non fa i salti di gioia perché l’opzione “all inclusive” non viene modificata, ma ha bisogno di guadagnare per mandare avanti la sua vita senza senso, senza sogni, senza soddisfazioni, senza emozioni, per via dell’ormai superato, ma ancora in voga, modello economico italiano. Quando sente parlare del sogno americano si fa due risate e dice: “anche quelli non scherzano”. Poi s’arrabbia se sente parlare di quanti servizi gratuiti vengono erogati al cittadino italiano, per esempio quelli sanitari. “In America ti fanno pagare perfino l’aria che respiri”. Una vita vissuta per lavorare, col fiato sul collo di chi pensa solo al profitto, ormai non si parla d’altro che del profitto, “ma quale profitto? Siamo belli che falliti!”.

Grazie ai consigli di una cara amica, nel 2009, viene a conoscenza che attraverso il modello 730 può presentare la dichiarazione dei redditi e recuperare qualche soldo speso per l’assistenza sanitaria, l’affitto, l’assicurazione dell’auto ecc. Dopo qualche telefonata alla ricerca di informazioni, su alcuni aspetti che ancora non gli sono chiari, si reca al CAAF con tutta la documentazione necessaria. Dai calcoli effettuati risulta che, Mario Bianchi, vanta un credito nei confronti dell’erario di 210 euro. Il sostituto d’imposta sarà il suo datore di lavoro, al sol ricordo gli viene una rabbia da far paura. Racconta che quel furbetto, in accordo con quell’incapace del commercialista, studiarono un metodo bizzarro per fotterlo ancora una volta. Il credito che aveva nei confronti dell’erario risultava inserito in busta, ma invece di percepire un salario netto di 1310 euro, indovinate un po? Ricordate l’opzione all inclusive? Si ritrovò con un misero 1100 euro. Tra inganni e detrazioni indebite, il suo datore di lavoro gli portò via circa 2500 euro, più di 100 euro al mese, ma il mancato pagamento del credito vantato nei confronti dell’erario fu l’ultima goccia, pochi mesi dopo si fece licenziare. Afferma che avrebbe potuto fargliela pagare cara, ma decise di soprassedere. Gli anni successivi vengono vissuti all’insegna del lavoro precario ma dal 2009 in poi non ha mai smesso di presentare la dichiarazione dei redditi.  Qualche giorno fa il postino suona alla porta, “ce da firmare!” Raccomandata A.R., un plico, non quello di benvenuto, che porta il logo dell’Agenzia delle Entrate, panico! Lo apre in tutta fretta, “Non risulta che Lei abbia presentato la dichiarazione dei redditi relativi al 2007, benché fosse tenuto a farlo. Con questo avviso di accertamento, l’Agenzia delle Entrate, sulla base dei dati in suo possesso, calcola il Suo reddito, tenendo conto delle somme non dichiarate, di conseguenza, le maggiori imposte a Suo carico”. “Ah ah! Ho lavorato precariamente per una vita intera e per questo devo pure pagare?” La sanzione ammonta a circa 1600 euro, un fulmine a ciel sereno, “proprio ora che sono disoccupato e che non ho un cazzo di niente!” Aveva intenzione di avviare un’attività ma questo colpo basso gli ha messo paura, sta pensando di emigrare all’estero, in uno Stato dove il cittadino si sente amato e protetto dalle istituzioni.

Internet è una grossa fonte di informazioni ed è piuttosto facile trovare ciò di cui si ha bisogno, per far ciò basta affidarsi ad un buon motore di ricerca. Dopo aver digitato, nell’apposita casella, una frase sensata con all’interno le parole chiave che ci interessano (per esempio: decadenza accertamento omissione dichiarazione dei redditi) e premuto il tasto INVIO, in un millesimo di secondo, comparirà il risultato desiderato: ai sensi dell’Art. 43 del DPR 600/73 e dell’Art. 57 del DPR 633/72, gli avvisi di accertamento devono essere notificati a pena di decadenza entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione relativa al tributo, a condizione che la dichiarazione sia stata presentata nei termini di legge. Infatti nel caso in cui la presentazione sia stata omessa, l’avviso di accertamento può essere notificato fino al 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. Esempio: periodo d’imposta 2007, anno presentazione 2008, decadenza avviso accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, 31 dicembre 2012. Nel caso di mancata presentazione  il termine slitta al 31 dicembre 2013.

Dopo una breve riflessione, fatti due conti, scopre che sono trascorsi quattro anni e otto mesi, la domanda nasce spontanea: “che diavolo hanno fatto all’agenzia in questi lunghi anni?” Un’idea Mario Bianchi se l’è fatta, “questi sono istruiti per delinquere, per fare cassa alle spalle dei cittadini ignari”. “Non è un caso che abbiano lasciato passare tutti questi anni prima di inviarmi l’avviso, ci sono di mezzo gli interessi!”. In altri Stati, per esempio la Germania, se commetti un errore, involontariamente, non aspettano quattro anni e otto mesi per fartelo sapere, te lo dicono entro pochi mesi, tu ti accorgi dell’errore e rimedi, senza doverti svenare. Racconta che nel 2007, a maggio, fu fermato dai carabinieri per aver commesso un’infrazione, divieto di sorpasso. Il Maresciallo gli disse: “vada pure signor Bianchi, la multa le arriverà a casa”. Passarono tre lunghi anni, ma della multa non si seppe più nulla. Una mattina chiamò il postino, “c’è da firmare!”. Una cartella esattoriale proveniente da Equitalia, 265 euro. Se avesse ricevuto il verbale a casa, come gli aveva detto il Maresciallo, avrebbe pagato soli 78 euro.

“E’ la prassi, se commetti un errore, te la fanno pagare cara, agiscono in silenzio. Penso che ci sia un vero e proprio sistema ben strutturato: creano un promemoria sul computer, prima della prescrizione o decadenza, qualche mese prima, il promemoria compare, come per magia, sotto il naso dell’impiegato di turno. Drin…drin…drin… Mario Bianchi ora deve pagare! E’ giunto il momento di fargliela pagare”. “Avete capito bene signori miei”. “Il sistema è marcio, le leggi sono fatte per tutelare lo Stato ma anche i cittadini, stranamente vengono travisate, sfruttate a vantaggio dei più forti senza alcuno scrupolo. Nessuno perde tempo a pensare che, forse, Mario Bianchi, in questo particolare momento della sua vita di merda, non potrà pagare per quell’errore, se di errore si tratta”.

Il Movimento 5 Stelle siede in Parlamento, i vari Mario Bianchi vorrebbero essere maggiormente tutelati dalle istituzioni, perché può capitare di commettere un errore ma non può trasformasi in un incubo. L’Agenzia delle Entrate, Equitalia, devono comunicare, in maniera tempestiva, qualsiasi omissione da parte del contribuente in tempi accettabili, non dopo quattro anni e otto mesi. In caso contrario c’è da chiedersi: “chi paga lor signori per fare il loro dovere?” Sono i cittadini come Mario Bianchi, persone che sentono il peso di dover mandare avanti la baracca Italia, operai, i più colpiti dall’erario. Poi se si tratta di operai precari può scapparci anche il morto. Ogni giorno un numero indefinito di persone si suicida perché non riesce ad andare avanti, a portare un piatto in tavola. Se arrivano anche le batoste, oltre al danno la beffa. Vergogna!

Franco Uda

Il blog di Franco Uda nasce dopo una breve ma ponderata riflessione. I motivi che mi hanno spinto a realizzare il blog sono molteplici, il più importante è senza dubbio la possibilità di pubblicare, volta per volta, le mie riflessioni e ciò che riterrò utile e doveroso, senza subire censure di nessun genere. L’augurio che faccio a me stesso è di un’ulteriore crescita culturale, attraverso lo scambio di idee e opinioni dei vari amici internauti con i quali avrò il piacere di interagire. Ulteriori informazioni sono disponibili all'interno del sito web, spazio dedicato all’autopromozione musicale, SoundCloud. Per saperne di più...

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