Lettera aperta ai movimenti indipendentisti sardi

Cari amici,

Gli ultimi dieci anni sono stati, per il popolo sardo, anni di vera sofferenza e sacrificio, in certi frangenti, oltre la dignità umana. La crisi economica che ha colpito l’Europa è stata un duro colpo che ci ha messi tutti in ginocchio. Come se ciò non bastasse, da li a poco, c’è stato l’intervento di Equitalia che ci ha scaraventati letteralmente a terra inferendo il colpo di grazia.

Negli ultimi dieci anni si sono verificati dei fatti incresciosi che è difficile, se non impossibile, accettare. Si tratta, forse, della goccia che ha fatto traboccare il vaso: crisi economica, disoccupazione, chiusura delle aziende, pignoramenti, sfratti, vendite all’asta, rettifica della spesa pubblica, patto di stabilità, vertenza entrate, povertà, suicidi, morti sul lavoro, morti di cancro, leucemia, malformazioni, servitù militari, disastro ambientale, sfruttamento barbaro delle risorse dell’isola, tracollo dell’agricoltura e la pastorizia, emigrazione, mala sanità, mancanza di infrastrutture e servizi.

Negli anni ’70 ha avuto inizio il genocidio culturale perpetrato in nome dell’industrializzazione, specialmente nell’entroterra, che ha costretto il popolo sardo a modificare il suo status di artigiano, agricoltore e allevatore per poi scaraventarlo brutalmente verso un nuovo scenario “progressista”, offrendogli una veste completamente nuova, quella dell’operaio, in cambio del proprio passato e della propria storia,  in cambio della disoccupazione e della devastazione.

La Regione Autonoma della Sardegna infine, come se non fosse abbastanza, continua a infischiarsene dell’attuazione dello Statuto Speciale, occupandosi essenzialmente degli aspetti marginali che hanno poco a che fare con gli interessi socio-economici e culturali del popolo sardo. Tutte queste cose fanno male, feriscono un sardo nel profondo, nell’amor proprio.

Qualcuno potrebbe affermare che le mie urla di dolore arrivano da troppo lontano perché arrivano dal continente. Ebbene si! Anche io sono vittima della crisi che mi ha spinto ad emigrare, perché è lecito desiderare di avere un futuro dignitoso, ma trent’anni della mia vita li ho vissuti in Sardegna e vi posso assicurare che non passa mai un giorno senza che il mio pensiero, anche solo per un attimo, sia rivolto verso la Sardegna, verso i suoi problemi e alla mia famiglia. Nessuno potrà affermare che la visione precisa del disastro socio-economico e culturale dell’isola si può avere solo se vissuto in prima persona. Non voglio fare disquisizioni, preferisco arrivare subito al sodo.

E’ evidente che la politica sarda non ha mai fatto gli interessi del popolo ma il processo di “italianizzazione” portato avanti dal Governo italiano, con l’aiuto dei nostri rappresentanti in Regione, è stato molto più dannoso. Forse gli indipendentisti ancora non hanno realizzato che questo processo ha superato la soglia del non ritorno. Dov’è finita la nostra lingua? Le nostre tradizioni? La nostra cultura? Salvare il salvabile con l’organizzazione indipendentista presente in Sardegna è un’impresa che pare più un’utopia.
Da diversi anni ripeto continuamente che se si vuole raggiungere l’obiettivo dell’indipendenza bisogna seppellire l’ascia di guerra tra i vari movimenti indipendentisti cercando di raggiungere una coesione forte che ci conduca verso l’autodeterminazione.

Si provi a pensare alla confusione che si crea nelle persone quando sono chiamate a fare una scelta: qual’è, tra i tanti, il movimento indipendentista che non nutre interessi personali ma ha a cuore  il benessere e il futuro dei sardi? Molte volte pur di non sbagliare si finisce per non scegliere, conformandosi a ciò che già esiste, per paura o per condizionamenti esterni.
Provate a immaginare se ci fosse un solo movimento indipendentista, unito, con le idee chiare, forte e capace di farsi valere. I sardi sono intimoriti dalle troppe sberle che prendono quotidianamente e voi tutti, con le vostre manie di protagonismo, non li aiutate di certo, alimentando ulteriormente paure e diffidenza. In un momento di crisi come questo, beh! Sarebbe giusto riflettere e mettere da parte ogni possibile impedimento al raggiungimento dell’indipendenza. Spero che questa mia lettera possa esservi d’aiuto e di buon auspicio per il futuro della nostra terra.

Salude a tottus

Franco Uda

Franco Uda

Il blog di Franco Uda nasce dopo una breve ma ponderata riflessione. I motivi che mi hanno spinto a realizzare il blog sono molteplici, il più importante è senza dubbio la possibilità di pubblicare, volta per volta, le mie riflessioni e ciò che riterrò utile e doveroso, senza subire censure di nessun genere. L’augurio che faccio a me stesso è di un’ulteriore crescita culturale, attraverso lo scambio di idee e opinioni dei vari amici internauti con i quali avrò il piacere di interagire. Ulteriori informazioni sono disponibili all'interno del sito web, spazio dedicato all’autopromozione musicale, SoundCloud. Per saperne di più...

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