Rimborso IVA del 10% su TARSU (tassa rifiuti)

Riporto un messaggio che sta facendo tappa all’interno delle caselle di posta elettronica degli utenti di mezza Italia:

La Cassazione ha finalmente stabilito che la tassa sui rifiuti solidi urbani è di fatto una tassa e non una tariffa; di conseguenza hanno applicato l’iva su un importo dove non doveva essere applicata in quanto appunto “tassa”. Pertanto tutti gli utenti hanno diritto al rimborso del 10% dei 10 anni retroattivi; inoltre controllando sul sito “federconsumatori” si evince che chi richiede il rimborso (che come al solito arriverà, lentamente ma arriverà) bloccherà di fatto l’IVA sulle prossime fatture. Chi non lo fa si troverà a continuare a pagare tutto come prima perché, come capita solo in Italia, gente come anziani o fasce inferiori che non conoscono i loro diritti non ne usufruiscono “in automatico”, ma solo se se ne accorgono e fanno richiesta. Pertanto vi allego il modulo che contiene le spiegazioni per la compilazione, anche in formato word. Fate girare comunque tale comunicazione perché, come spesso avviene, i mezzi di comunicazione non ne parlano sufficientemente.

Da un comunicato di Vincenzo Donvito del 20 ottobre 2009, presente qui: ADUC e che riporto in parte, si evince che non sarà impresa facile.

Lo scorso 24 luglio la Corte Costituzionale ha stabilito che, in materia tassa dei rifiuti, sia Tarsu che Tia non devono essere soggette ad Iva, perche’ non rappresentano un servizio dovuto a contratto ma una tassa che, di per se’, non si qualifica mai come corrispettivo di un servizio (*). Si tratta di non pochi milioni di euro che l’Erario dovrebbe restituire ai contribuenti con una retroattivita’ di cinque anni. Che il nostro sistema fiscale non fosse amico dei contribuenti non e’ una novita’, percio’ abbiamo subito messo in guardia da un probabile colpo di spugna, che puntualmente e’ arrivato. Ci ha pensato la sen. Anna Cinzia Bonfrisco (Pdl) con un emendamento al disegno di legge di conversione del dl 135/2009, attualmente in discussione alla commissione Bilancio del Senato. La nostra senatrice, per legittimare l’addebito non conforme alla Costituzione, ha rispolverato un regio decreto del 1937, che istituiva l’Eca, un tributo locale ante litteram. Una foglia di fico che, se approvata, farebbe della Costituzione carta straccia, con un ulteriore paradosso, che penalizza gli utenti non professionali, per i quali l’Iva e’ un costo, a differenza delle aziende che invece la ‘scaricano’. Gia’ l’emendamento e’ una beffa in se’ perche’ e’ concepito per eludere una sentenza della Corte Costituzionale… ma non basta: al suo interno ci sono i contribuenti di serie A (aziende) e quelli di serie B (Famiglie/consumatori). Faremo il “diavolo a quattro” per non far passare questo emendamento. Il problema, per la senatrice, e’ il rimborso alle famiglie. Per cui anche se un’addizionale si dovrebbe pagare e basta e non essere scaricata, se un’azienda lo ha fatto, e non avrebbe potuto fare altrimenti perche’ era Iva… pazienza: “chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato scurdammoce ‘o passato”. Quindi le famiglie/consumatori si pagano questo 10% anche per gli ultimi cinque anni e le aziende no. Siamo tutti uguali di fronte alla legge? No! Chi paga? Il solito ultimo anello, la famiglia/consumatori

Tramite questo link è possibile schiarirsi ulteriormente le idee: Altroconsumo

Franco Uda

Il blog di Franco Uda nasce dopo una breve ma ponderata riflessione. I motivi che mi hanno spinto a realizzare il blog sono molteplici, il più importante è senza dubbio la possibilità di pubblicare, volta per volta, le mie riflessioni e ciò che riterrò utile e doveroso, senza subire censure di nessun genere. L’augurio che faccio a me stesso è di un’ulteriore crescita culturale, attraverso lo scambio di idee e opinioni dei vari amici internauti con i quali avrò il piacere di interagire. Ulteriori informazioni sono disponibili all'interno del sito web, spazio dedicato all’autopromozione musicale, SoundCloud. Per saperne di più...

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